Come il Comune di Bologna finanzia la ristrutturazione delle case popolari? Vendendo all'asta altre case popolari, in piena emergenza abitativa. Contemporaneamente, l'Assessore alle Politiche Abitative Virginia Gieri mette agli atti che "il fabbisogno assoluto di politiche sociali per la casa è di 6.500 famiglie per le quali non vi sono risorse per realizzare, in pari numero, nuovi alloggi pubblici", che 574 famiglie attendono in graduatoria un alloggio a canone calmierato con 774 esclusi per via della riforma sui limiti dell'ISEE presentato, e che a gennaio 2017 ulteriori 66 nuclei familiari sono in attesa nella graduatoria speciale per "l'emergenza abitativa" controllata dai servizi sociali, ovvero negli "alloggi di transizione", case di proprietà comunale date in comodato d'uso con convenzione di 4+4 anni alle associazioni ONG, ONLUS e cooperative sociali (FONTI: rapporto "Bologna: la domanda di casa. Una lettura delle graduatorie comunali, dicembre 2016 & rapporto "Emergenza Transizione Abitativa 2015-2016 di dicembre 2016).

(APPROFONDIMENTO QUI: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=297755024017154&id=100013479756473 ).

La legge regionale per l'accesso all'edilizia pubblica doveva essere modificata per dare un enorme stretta ai criteri di accesso, ma resta immutata per quello che riguarda la possibilità di svendere (alienare, in politichese) le case popolari per fare quadrare i bilanci. E per non rischiare di fare la fine della partecipata pubblica HERA che di anno in anno peggiora i propri bilanci, nonostante sia pure quotata in Borsa.

Il 14 aprile 2017 ACER BOLOGNA, ente gestore delle case popolari nel Comune di Bologna, pubblica il bando per l'alienazione di una quota di alloggi e proprietà pubbliche.
In tutto sono 252: 3 locali ad uso deposito, 11 autorimesse, 5 magazzini, 34 posti auto. E 199 case popolari, di cui 26 tuttora sfitti: quasi 3 volte tanto il numero di quelle necessarie per soddisfare la richiesta di "alloggi di transizione".

Nella lunga lista della spesa ci finiscono anche quelle case dove vivono singoli e famiglie sotto procedura di sfratto: case messe all'asta con gli inquilini ancora dentro che resistono allo sgombero senza alcuna soluzione alternativa avanzata dalle istituzioni: uno di questi casi è stato più volte denunciato dagli inquilini autorganizzati della Associazione Sindacale Pugno Chiuso e tuttora in lotta nel quartiere Barca (APPROFONDIMENTO QUI: http://www.aspugnochiuso.it/…/dir…/31-altro-sfratto-rinviato ).
Lo stesso meccanismo che si registra nella circolazione e vendita delle merci, quando i beni si trovano sullo scaffale o negli scatoloni in attesa di essere capitalizzati, ovvero venduti. Nuclei familiari come merce, tutto è mercato. E le case come ovvio non fanno differenza, anzi segnano il passo.

Oltre al danno della vendita di beni necessari proprio per chi li ha pagati, costruiti e continua a farlo attraverso la tassazione indiretta sui salari, ovvero tutti i lavoratori italiani ed immigrati, la beffa di vedersi riconoscere un diritto tutto teorico di prelazione nel riscatto della casa occupata. Un'arma spuntata ed inutile dal momento che chi vive dentro una casa popolare fatica a pagare i pur succulenti affitti e bollette ad ACER e gestori dell'energia...figurarsi riuscire a comprarsi la casa! Una regola del "diritto", principio democratico che tanto riempie la bocca a destra e sinistra, che vale per ogni concetto. Un insieme di leggi approvate da chi lavoratore non è, ove in caso di contrasto valgono i rapporti di forza dettati dal denaro: e non sono certo i lavoratori a prevalere, bensì chi della forza-lavoro ne fa una merce da comprare al minor costo, sfruttare al massimo e gettare nell'immondizia a fine ciclo.

Da notare infine come la stampa locale non abbia esposto a caratteri cubitali la notizia del nuovo "piano vendite 2017" (così la chiamano da Piazza della Resistenza), come invece aveva prontamente fatto per le parole di insediamento del nuovo presidente di ACER, l'ex segretario CISL Alessandro Alberani, quando promise più assegnazioni di case per chi è in graduatoria ERP e, reale senso di tutto, "accelerare le attività inerenti il ripristino e l'assegnazione degli alloggi". Ovvero permettere che il carrozzone di appalti per milioni di euro per la riqualificazione energetica delle case popolari rispetti il vincolo legale di 12 mesi di realizzazione dei piani a partire dalla data di concessione dei fondi arrivati con il Piano Casa varato dal governo Renzi (UN APPROFONDIMENTO QUI: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=297048247421165&id=100013479756473 ).

Quei rapporti di forza dettati dal capitale si possono mettere in discussione unicamente con la più larga, formata ed informata unità tra gli inquilini. Sta a dimostrarlo la strenua resistenza portata avanti nei picchetti antisfratto, così come avviene in sempre più fabbriche, magazzini, cantieri e posti di lavoro in tutta Italia. Al loro "diritto" si risponde con il "rovescio" delle parole d'ordine, partendo dal fatto incontrovertibile che LE CASE POPOLARI SONO PATRIMONIO DELLA CLASSE OPERAIA, PAGATE CON LE TRATTENUTE SUL LAVORO SALARIATO. PRIMA CON L'INA-CASA, POI CON LA GESCAL, OGGI CON LA TASSAZIONE INDIRETTA.

 

ASSOCIAZIONE SINDACALE PUGNO CHIUSO