GLI "ALLOGGI DI TRANSIZIONE" E IL MONDO DELL'ASSOCIAZIONISMO

Posto il quesito ancora irrisolto del perchè le case popolari di Via Antonio Gandusio a Bologna siano classificate "edifici non ERP" dall'ente gestore ACER BOLOGNA (almeno fino a marzo di quest'anno, prima che la pagina del sito "Attività tecniche" diventasse "in aggiornamento", QUI il post precedente: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=297112684081388&id=100013479756473 ) una risposta, seppure parziale, la si trova nel report sull'emergenza/transizione abitativa 2015-2016 aggiornato a dicembre 2016 e pubblicato a gennaio 2017.

Qui si può rilevare come la determina del Settore Politiche Abitative del Comune di Bologna n°9048 del 14/01/2015 "Revisione della classificazione da "ERP" a "NON ERP" di alloggi
di proprietà del Comune di Bologna e loro destinazione a finalità legate all'emergenza abitativa"14/01/2015 "Revisione della classificazione da "ERP" a "NON ERP" di alloggi di proprietà del Comune di Bologna e loro destinazione a finalità legate
all'emergenza abitativa" (NON RECUPERABILE DAGLI ATTI TELEMATICI) abbia trasferito 30 alloggi "inferiori a 28 metri quadrati" togliendoli dalla classificazione ERP classica, concedendoli alla "Istituzione per l'Inclusione Sociale e Comunitaria Don Paolo Serra Zanetti".

Di questi 30 alloggi, 15 si trovano nei quattro palazzi di Via Gandusio, sotto il sostanziale controllo dell'associazionismo e dei servizi sociali comunali, i quali non si limitano a stilare relazioni controllando di fatto ogni aspetto della vita degli inquilini, ma stabiliscono che "di norma, gli ospiti devono avere già intrapreso una attività lavorativa, sufficiente a garantire oltre al mantenimento anche un impegno di risparmio stante il fatto che la naturale evoluzione del progetto è il reperimento di una abitazione in autonomia".

Contratti a parcheggio della durata fino a 18 mesi, rinnovabili una sola volta per ulteriori 6 mesi, per un totale di 24 mesi (2 anni). Di fatto l'inquilino ha un massimo di 2 anni di tempo, pena la decadenza e quindi l'ingiunzione di sfratto, per "impegnarsi a risparmiare" e trovarsi una "abitazione in autonomia", ovvero persino fuori dalla normale graduatoria ERP. Già, perchè succede che questo tipo di situazioni che coinvolgono decine di casi diversi intercettati a volte forzosamente dai servizi sociali, siano inserite in una graduatoria extra rispetto a quella ordinaria di accesso alla casa popolare.

Questo tipo di alloggi sono di fatto alienati dal patrimonio delle case popolari, ed appositamente destinate alle associazioni autorizzate da appositi bandi di gara esperiti dal "padrone di casa", ovvero il Comune di Bologna medesimo. ACER BOLOGNA continua inoltre a "gestire le procedure amministrative e manutentive" dotando gli alloggi inferiori a 28 metri quadrati della "dotazione minima" consistente solo di "un lavabo e cappa nella cucina". Il Comune opera in tal senso attraverso una semplice delibera della Giunta o con determine del Direttore del Settore Politiche Abitative (si veda un recente esempio QUI: http://atti.comune.bologna.it/…/determine.nsf/dettaglio.xsp… ).

Alla fine del 2016 il numero di alloggi così destinati era di 236. Il pagamento del canone di affitto e delle spese condominiali (gli inquilini pagano anche le bollette delle utenze) è bimestrale e variabile a seconda degli stabili tra 100€ (case di meno di 28 mq) e 250€ (case di più di 90 mq).

Curiosamente, la graduatoria prevede penalizzazioni nel punteggio per chi si trova con un reddito inferiore a 400 euro mensili (ZERO PUNTI) e per chi ha un contratto di lavoro precario inferiore a 6 mesi (1 PUNTO) rispetto a chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato o percepisce la pensione (3 PUNTI) o si trova oltre la 400° posizione nella normale graduatoria ERP (1 PUNTO).

Le vittime del famelico sistema assistenzialista che lucra sulle necessità emergenziali e primarie sono molteplici: disoccupati, migranti in attesa di permesso di soggiorno o rifugiati richiedenti asilo politico, donne vittime di violenza e/o madri di minori, qualsiasi lavoratore o lavoratrice che non riesca più a sostenere le spese per un'abitazione a causa di perdita della propria fonte di reddito, arrivando anche alla vittime di calamità naturali.

D'altronde, era stata proprio la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elisabetta Gualmini a dichiarare il 18 aprile 2015 che "la casa popolare non sarà più un vitalizio, come per altro non avrebbe mai dovuto essere". Ciò unito alla nuova legge regionale per l'assegnazione di case popolari, un vero e proprio raggiro per chiunque ne abbia reale necessità. Il processo di transizione dall'ERP (edilizia pubblica garantita dallo Stato) all'ERS (edilizia sociale, ovvero miste tra capitale pubblico e privato) è in corso da un pezzo in tutta Italia; Bologna ne è uno dei peggiori esempi.

È in corso una feroce appropriazione del patrimonio immobiliare pubblico pagato dal lavoro salariato di italiani ed immigrati (prima INA-CASA, poi GESCAL, oggi con tassazioni indirette sui salari) da parte di banche ed assicurazioni, in affari con i partiti politici da loro creati (oggi è il turno del PD) con la complicità del mondo del cosiddetto associazionismo: nella sola Bologna sono centinaia quelle che si occupano di emergenza abitativa e che lucrano sulle necessità: più impellenti sono, più denaro arriva. Senza farsi scrupolo alcuno di collaborare con potentati economico-finanziari come FEDERFARMA o la COMPAGNIA DELLE OPERE di dubbia origine. Ma questo è un altro capitolo ancora...

Associazione Sindacale Pugno Chiuso